Non è forse la soluzione più corretta, il fatto che sia il coordinatore responsabile a scrivere queste righe sul Festival Organistico. Che mai potrà dire, se non parole positive, anche in presenza di qualche sbavatura… che comunque c’è stata, più o meno pesante. Sottolinearla? Magari garbatamente: potrebbe dare maggior senso di verità a tutta la narrazione, senza toglierle quel tono di legittima soddisfazione, che consegue ad un inizio veramente buono. Proviamoci, dunque.

Il Festival è stato ampiamente pubblicizzato con una studiata campagna di manifesti di locandine e di stampati pieghevoli, che ha interessato tutta l’area del Pedemonte ampio, con cavalletti pubblicitari bifacciali distribuiti agli ingressi di quasi tutte le chiese del territorio, con drappi di grande dimensione appesi in fronte alle chiese che ospitano i concerti; inoltre con ampia e sostenuta operazione divulgativa telematica rivolta ad associazioni, club, accademie, università, istituzioni, indirizzari privati. Si è ritenuto di usare la consueta immagine manifesto, che figura Santa Cecilia all’organo, olio su tela di Simon Vouet, 1626. 

E’ stato presentato alla Stampa, in conferenza indetta dal Comune di Bassano del Grappa, il giorno 19 settembre, nella sede municipale, ben illustrato nel suo programma e nelle sue motivazioni e finalità dal presidente dell’Associazione Amici degli Archivi di Vicenza e Bassano del Grappa, Giovanni Marcadella; dal direttore di Asolo Musica, Federico Pupo; dal presidente della Fondazione BPM – Volksbank, Roberto Xausa; dall’assessore alla Cultura della Città di Bassano, Giada Pontarollo, anche a nome del sindaco, Nicola Finco; dai rappresentanti dei Rotary Club patrocinatori. Ben accolto dalle presenze della Stampa e della Comunicazione televisiva, ha avuto ampia risonanza sulle TV locali (TVA e Rete Veneta), sul Giornale di Vicenza e su Grappa Notizie, nei giorni immediatamente successivi.

L’inaugurazione c’è stata il giorno di sabato 21 settembre, nell’antica Pieve di Sant’Eusebio d’Angarano. Alle tastiere del magnifico organo seicentesco, che l’accurata attenzione della Parrocchia continua ad assicurarci nella sua più adeguata conservazione della meccanica e della pregevole fonia, un altrettanto magnifico musicista, il maestro Stefano Rattini, organista titolare del Duomo di Trento e dell’Abbazia benedettina Muri di Gries, a Bolzano. Impegnato per mesi dall’organizzazione del Festival e legato ad esso da forte sentimento d’affetto, egli ha voluto dedicarci un concerto totalmente improntato sull’improvvisazione, come facevano i grandi organisti, che riempivano d’attesa le cattedrali del Nordeuropa. Improvvisare – assicura Rattini dall’alto del coro – è operazione complessa e delicata, forse non difficile. Comporta grande esperienza tecnica (ed abilità, riconosciamo noi), affezione e approfondito studio dei motivi musicali ispiratori, per riscoprirne tutte le implicazioni, quelle emotive e quelle storiche o di tradizione; comporta libertà espressiva, da lasciar scorrere nei limiti e con la forza coordinata della propria abilità ed emozione. Ci crediamo, anche perché l’abbiamo colta e vissuta questa armonica complessità, emozionandoci alla reinterpretazione di motivi musicali ancor vivi – sorpresa! – nel profondo dei nostri ricordi, ed al personale commento musicale di una sempre memorabile pagina evangelica.

Il pubblico ha risposto alla chiamata, la chiesa – bella ed antica – di Sant’Eusebio era gremita di gente (oltre 90 persone), che ha manifestato la propria soddisfazione con un prolungatissimo applauso al maestro Rattini.

E veniamo al secondo concerto del Festival, “extra moenia”, si potrebbe dire, ossia a Semonzo del Grappa, nella settecentesca chiesa parrocchiale di San Severo, venerdì 27 settembre. Ivi soggiorna un meraviglioso organo della serie dei Gaetano Callido. E’ datato 1776 ed ha un suono dolcissimo, che effonde calore, leggerezza, giubilo e limpidezza armonica, soprattutto sotto il tocco di un organista dalla sensibilità finissima, che traspare più dagli occhi, che dal suo atteggiarsi. E’ la serata concerto di Luca Sartore, che si contorna di un “ensemble” pregiato. Il suo intento è di ricreare l’atmosfera della chiesa della Pietà, quella in Riva, a Venezia. Non è impossibile, quanto a sentimento e clima, ma lassù in cantoria non ci sono le Putte della Pietà, non c’è Lucietta a far trillare le canne d’organo, non Annamaria a strappare vibrazioni funamboliche dal violino. 

E’ vero, non ci sono le Putte, ma c’è Luca all’organo Callido, c’è Matteo Anderlini con il suo violino antico, che spande colore barocco, e ci son tutti gli altri, i musici de La Stravaganza, affascinati da Vivaldi e dall’idea del concerto non meno delle Putte. Hanno dato loro stessi il titolo alla serata e sarà un concerto per Annamaria e per Lucietta, amori in orchestrazione, ma anche in sensibilità e condivisione con il grande maestro Vivaldi, il “prete rosso”, il rinnovatore della musica del Settecento.

Il concerto è speciale, attrae, cattura, assorbe. Viola e violoncello, clavicembalo e contrabbasso, due violini e fanno il concertino armonico, rispondono agli inviti dell’organo, provocano o blandiscono, attutiscono ed appianano, mentre Luca vola evocando melodie che vibrano alte, quasi assolute, in un cielo rarefatto o s’inabissano fino alle profondità più intime dell’anima; e Matteo l’accompagna con la più virtuosa e ineffabile vibrazione, che solo ad un tocco angelico ti vien da attribuire, se solo chiudi gli occhi e ti lasci trasportare tra quelle nuvole palpitanti che soltanto Tiepolo, dopo il Cielo, ci ha donato.

Cinque i concerti di Antonio Vivaldi eseguiti da Luca Sartore, Matteo Anderlini e La Stravaganza. Il libretto di sala ne riporta i titoli, non i movimenti, purtroppo: è un peccatuccio che si può perdonare. Hanno assistito al concerto oltre 190 persone, chiesa affollata oltre ogni spazio, e l’applauso, quasi liberatorio, è stato di soddisfazione e di gratitudine.

Notazione finale, guardando ad entrambi i concerti e a quelli pure che verranno: va sottolineata la nota didattico-storica, che offre notizie sulla chiesa e sulla comunità che ospitano il concerto e, a chiusura del concerto medesimo, presentano al pubblico il pregiato strumento organistico, attorno al quale ruota tutta la manifestazione, consentendone pure la visita in cantoria.

Semonzo di Borso del Grappa


Sant’Eusebio di Bassano del Grappa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *